Sono solo due delle ultime notizie di cronaca degli ultimi giorni.
Un inglese è stato condannato all’ergastolo per aver segregato e abusato delle proprie due figlie per 25 anni, mettendole incinta per 19 volte (leggi la notizia sul Corriere).
Quattro ragazzi riminesi “di buona famiglia” danno fuoco ad un clochard per, come dicono loto, divertimento (vai al Corriere).
Ci si potrebbe abituare a notizie di questo genere, che continuano ad arrivare da ogni parte del mondo, forse anche, è innegabile, perché nel mondo odierno sappiamo tutto quello che accade ovunque accada e siamo, quindi, soggetti a quello che viene indicato come bombardamento mass-mediatico.
Ma io invece ancora mi sorprendo e rimango incredulo! E spero che sentimento di incredulità e sgomento sia comune alla maggior parte della gente, perché vorrebbe dire che l’opinione che certe cose siano “sbagliate” ancora fa parte di questa nostra società.
Quello che ho visto, però, nella puntata de Le Iene in onda questa sera 25 novembre (questo il link alla puntata odierna sul sito ufficiale), mi ha turbato ancora di più. Si parlava di tratta degli organi e, più specificatamente, della volontà di (alcuni) rumeni di vendere un proprio rene per un paio di decine di migliaia di euro. A differenza delle prime due situazioni che ho citato all’inizio di questo post, entrambe relative ad un abuso perpetrato su qualcuno di non consenziente, in questo caso c’è la libera scelta di alcune persone (tre quelle intervistate nel servizio, ma sembra siano moltissime quelle che in Romania si sottopongono a espianti clandestini), per di più basate sulla disperazione…
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Che dire, non è assolutamente quel mondo che vorremmo: ci hanno insegnato ad amare il prossimo come noi stessi… Se la gente ama se stessa al punto tale da vendere parte del proprio corpo per bisogno o per evitare di pagare per errori commessi, vuol dire che c’è davvero tanto, tanto bisogno d’amore nel mondo.
A mio modsto parere, credo che in certi paesi lo sviluppo (e intendo lo sviluppo prettamente economico) stia avanzando a un ritmo troppo veloce rispetto alla capacità della gente di adattarsi al cambiamento: quando ero giovane e sentivo i racconti di chi tornava dai paesi dell’est, erano storie di contadini, col mulo, l’aratro di legno, l’immagine dei nostri nonni 50anni fa. Ora, a distanza di pochi anni, l’est Europa sembra diventato un centro di gravità per insediamenti produttivi, ricchezza facile, turismo di lusso… ma a che prezzo per chi vive tutto ciò dal di-dentro? Quello di queste interviste?
Ce ne sarebbe da pensare e discutere!! Dal canto nostro, credo possiamo fare ben poco, se non discuterne, e insegnare a noi stessi e ai nostri (futuri) figli a scegliere il bene proprio e altrui, ad ogni bivio della vita… chiamalo poco!
Beppe
Notte Enrico, grazie per il tuo spunto! (bello lo stile in cui scrivi, ti leggerei volentieri come opinionista su qualche quotidiano!)